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giovedì, 22 novembre 07 15:34
Delude "Il Nascondiglio" di Avati
Un buon nascondiglio è il luogo ideale dove farebbe bene a ritirarsi la critica cinematografica che ha accolto con benevolenza il nuovo film di Pupi Avati. Dimenticate La casa dalle finestre che ridono, Zeder e L’arcano incantatore che hanno fatto del regista bolognese un dei pochi alfieri valorosi dell’horror italiano.
Il nascondiglio è un pasticcio in bilico tra il banale e il ridicolo. Si parte con un’ambientazione americana poco credibile, in cui il bravo regista di Bix qui annaspa imprevedibilmente con l’ingenuità di chi non è mai uscito dalle mura cittadine, per di più infilando a forza nella storia personaggi di cui è francamente difficile rintracciare la ragione d’essere. Cosa dire poi di una sceneggiatura lacunosa e trasandata che narra una storia tanto scontata (dopo dieci minuti si capisce già il finale) quanto improbabile (donna psichicamente labile appena uscita da anni di cure che si aggira nel buio perenne di una casa dei fantasmi come Schwarzenegger nella jungla di Predator)? Con l’aggravante di richiamare con sconcertante debolezza tutti i luoghi comuni del buon cinema di genere, citando malamente anche la pregevole opera passata dello stesso autore. Persino un’attrice brava come giovedì, 08 novembre 07 10:08
Alice McDermott, Il nostro caro BillyIn una trattoria del Bronx parenti e amici si ritrovano, dopo il funerale, per ricordare il “povero” Billy. Ci sono la scialba e dignitosa vedova, l’amico di una vita con la figlia sposata, tutti i compagni d’avventura del defunto, l’irresistibile Billy consumato dal demone dell’alcol. mercoledì, 07 novembre 07 16:36
Ogawa Yoko, L'anulareLa protagonista di questo romanzo breve, piccolo gioiello datato 1994 della scrittrice giapponese Ogawa Yoko, è una ragazza con una piccola mutilazione ad un dito della mano che trova lavoro come assistente nel laboratorio del signor Deshimaru. martedì, 09 ottobre 07 09:19
Pete Dexter, Il cuore nero di Paris TroutVincitore del National Book Award nel 1988, Il cuore nero di Paris Trout (Paris Trout in originale) si colloca a buon diritto tra i massimi capolavori di sempre della letteratura americana sudista. martedì, 18 settembre 07 15:41
Cormac McCarthy, La strada
La nuova quotidianità, nel mondo agonizzante che una non ben precisata apocalisse ha lasciato in eredità ai pochi sopravvissuti, è la lotta per la sopravvivenza. Gli incendi hanno devastato il pianeta, le piante sono morte, gli animali scomparsi; e nella desolazione assoluta, freddo e silenzio. Mentre il sole non riscalda più e un livido crepuscolo guadagna progressivamente terreno sulla luce del giorno, uno strato di cenere ricopre ogni cosa.
In questo scenario arrancano i sopravvissuti, condannati, prima ancora che salvati, ad una vita durissima, dominata dai bisogni primari (la ricerca del cibo, il riparo dal freddo e dalle intemperie) e precipitata nella barbarie, dove i forti mangiano i più deboli, e non solo in senso figurato. Tra i superstiti, un uomo e un bambino, padre e figlio, sono in marcia per raggiungere l’oceano. E tra loro e questa meta illusoria di speranze non ben definite c’è la strada, luogo per eccellenza dell’immaginario americano. Una strada interminabile lungo cui imperversano bande di predoni, fiancheggiata da una natura morente che fu maestosa e dalle macerie della civiltà dei consumi. L’uomo e il bambino sono i “custodi del fuoco”, ultimi depositari di un’umanità in dissoluzione. Sul loro rapporto e sull’interazione con l’ambiente ostile che li circonda si gioca tutta la storia, narrata da Cormac McCarthy con quello stile epico, asciutto e preciso, che lo ha reso giustamente famoso. La strada, che ha vinto il premio Pulitzer 2007 (non è provocatorio affermare che il premio quest’anno è andato ad un nuovo classico della fantascienza), è un romanzo tragico e bellissimo che narra di un mondo in bianco e nero da cui la folle complessità contemporanea è stata spazzata via e sostituita da una nuova e antica maledizione. Un mondo essenziale, in cui risalta la condizione umana e, a dispetto di tutto, l’indistruttibile capacità di sperare in un futuro d’amore. (V.T.)
mercoledì, 12 settembre 07 15:36
Joyce Carol Oates, Zombie
Tra i numerosi romanzi sui serial killer, Zombie di Joyce Carol Oates spicca per essere uno dei pochi ad assurgere ad una statura letteraria incontestabile . Inscrivibile in apparenza in questa sezione così fortunata dell’horror, ne trascende i confini, quasi sempre angusti per via della banale ripetitività, e si colloca tra le migliori opere dell’eclettica scrittrice da anni in odore di Nobel.
Zombie è il diario immaginario di Quentin P., un trentenne omosessuale psicopatico che desidera sopra ogni cosa creare uno zombie, un amante fedele e disponibile tutto per sé praticando artigianalmente la lobotomia di adolescenti. Quentin, condannato per molestie sessuali ai danni di un minore, beneficia della libertà vigilata e vive un’esistenza pubblica fatta di lavoro (è il custode di una casa per studenti di proprietà della famiglia), di visite alla nonna che lo adora, di appuntamenti con psichiatri che ne registrano i progressi e che egli manipola senza difficoltà. Il padre, professore universitario, in fondo riesce sempre a guardare altrove nei momenti topici perché non vuole credere all’aberrazione che abita la mente del figlio; la sorella maggiore, che pare l’unica a sentirlo realmente, vive lontano. La legge, più ancora che tentare di incastrarlo, erige muri garantisti a salvaguardarne l’impunità. Il privato di Quentin, nero su bianco nel diario ma invisibile a tutti, è invece un mondo di desideri senza freni, da cui è bandita ogni distinzione tra il Bene e il Male. I suoi impulsi sessuali sono irresistibili ed esplodono senza rimedio nella violenza. Una violenza che segna anche l’insuccesso di Quentin, dal quale egli è, tuttavia, sempre pronto a ripartire con nuovo, terrificante entusiasmo. Zombie è un viaggio da incubo nella mente malata e nella quotidianità piatta e desolante di un serial killer. È un romanzo disturbante a 360 gradi, ma soprattutto allorché, con insidiosa imprevedibilità, si fa commovente. La grandezza dell’autrice sta infatti proprio nel saper restituire al protagonista l’intera sua umanità, che non è fatta soltanto di immonda perversione, ma anche di uno struggente, seppur distorto, desiderio di annullare la solitudine. E in questa parziale comunione con i sentimenti del mostro lunedì, 09 luglio 07 15:12
Jean-Pierre Vernant, L’universo, gli dèi, gli uominiAl grande studioso francese dell’età classica e della mitologia greca, Jean-Pierre Vernant, scomparso quest’anno, si deve innanzitutto giovedì, 28 giugno 07 13:06
Luciano Canfora, Esportare la libertà. Il mito che ha fallito
La guerra del Peloponneso, le campagne napoleoniche, i conflitti in Indocina e Medio Oriente durante
Se “la guerra per la liberazione dei greci” nel V secolo A.C. porta gli stessi sotto il gioco del presunto liberatore spartano, sorte simile tocca ai popoli ammaliati dalla stella di Napoleone, che dilapida in meno di vent’anni quanto gli portava in dote in termini ideali mercoledì, 13 giugno 07 16:00
Cornell Woolrich, Angelo neroQuarto della serie nera, pubblicato nel 1943, Angelo nero è uno dei romanzi di Cornell Woolrich maggiormente segnati da quell’atmosfera di angoscia per la quale lo scrittore newyorkese è famoso. La ricerca del vero colpevole dell’omicidio che è costato la condanna a morte del marito, venerdì, 08 giugno 07 12:33
Turistas: il Robin Hood del XXI secolo è un medico brasiliano psicopatico
Con Turistas di John Stockwell il panorama dei soggetti horror che hanno come protagonista lo scienziato pazzo si arricchisce di un’ulteriore, intelligente variante.
La corsa spericolata di un autobus di linea in viaggio per il Brasile finisce con un incidente e il gruppo di giovani turisti che trasportava (americani, inglesi, svedesi, australiani) si ritrova in una spiaggia paradisiaca fuori dal mondo. La bellezza del luogo li spinge a trascorrervi la notte facendo baldoria, ma quando al risveglio si rendono conto di essere stati drogati e derubati. Si mettono allora alla ricerca della polizia per denunciare l’accaduto ma un incidente con la popolazione locale li spinge a fuggire, aiutati da un ragazzo del posto. Il gruppo giunge così in un’abitazione abbandonata, ma con tutti i comfort, immersa nella giungla. Il mattino gli riserva però una gran brutta sorpresa e l’incubo vero e proprio ha inizio. Il gruppo dovrà vedersela con un malvagio chirurgo che espianta gli organi ai turisti per donarli ai bambini poveri di un ospedale di Rio. Stockwell realizza un bel film horror, con molta azione e poche concessioni allo splatter, che ha i suoi punti di forza nella semplicità e nell’essenzialità della trama, nella regia asciutta e nei meccanismi di creazione della tensione. Lo spunto si inserisce in un filone classico calato nel contesto del turismo di massa mentre la morale della storia si esplicita in una visione della realtà senza speranze, una realtà in cui la follia, la crudeltà e il sadismo prevalgono sempre e comunque sulle cosiddette “ragioni sociali” del crimine. (V.T.)
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